"Senza dubbio una delle persone che ha maggiormente
contribuito alla conoscenza del mondo in cui viviamo"
Enciclopedia Britannica
"Gli studi di Jane Goodall sugli scimpanzé
rappresentano una delle più grandi conquiste scientifiche
dell'Occidente"
Stephen Jay Gould
Incoraggiata dalla madre Vanne, l’attrazione di Jane Goodall per
gli animali cominciò in età molto giovane. Fin da piccola lesse
avidamente libri sugli animali, sognando di vivere come Tarzan e
Dr. Dolittle, osservando e descrivendo gli animali con cui
viveva.
Da ragazza la sua passione cresceva. E quando un’amica intima la
invitò ad andare in Kenya nel 1957, Jane accettò prontamente.
Pochi mesi dopo il suo arrivo incontrò il famoso antropologo e
paleontologo Dr. Louis Leakey. Uno degli interessi di Leakey fu
studiare gli scimpanzé in natura in modo da prendere visione del
percorso evolutivo dell’uomo. La pazienza e il persistente
desiderio di Jane di comprendere gli animali incitò Leakey a
scegliere lei per i suoi studi pionieristici. Egli ritenne che
una mente libera da influenze accademiche potesse fornire delle
nuove prospettive. Era intenzione di Leakey che le ricerche di
Jane fossero a lungo termine, anche se in molti erano convinti
che lei non avrebbe resistito più di tre settimane.
Nell’estate del 1960, una giovane donna Inglese arrivò
sulle sponde del lago Tanganyika in Tanzania, Africa Orientale.
Anche se fino ad allora nessuna donna aveva osato entrare nel
territorio selvaggio delle foreste Africane, andarci significò
il compimento del sogno dell’ infanzia di Jane Goodall!
Nel 1965, Jane Goodall si laureò in etologia all’Università di
Cambridge. Poco dopo, ritornò in Tanzania per continuare le
ricerche e istituire il Gombe Stream Research Centre. Le sue
importanti scoperte scientifiche formarono la base per tutti gli
studi futuri sui primati. Una delle numerose osservazioni che
stupirono il mondo fu che gli scimpanzé costruiscono e usano
strumenti. Infatti, a quel tempo, era ritenuto che tale
comportamento fosse solo una prerogativa dell’uomo. Attraverso
gli anni i suoi studi rivelarono molte somiglianze
impressionanti tra l’uomo e gli scimpanzé.
Nel 1977, Jane fondò il
Jane Goodall
Institute per sostenere le ricerche sul campo, i progetti di
conservazione concernenti gli scimpanzé e il loro ambiente, ed i
progetti di educazione ambientale e interculturale. Il Jane
Goodall Institute è una organizzazione non–profit internazionale
con uffici in 21 paesi del mondo: Austria, Australia, Belgio,
Canada, Cina, Congo, Francia, Germania, Giappone, Kenia,
Inghilterra, Italia, Olanda, Singapore, Spagna, Sud Africa,
Svizzera, Taiwan, Tanzania, Uganda, USA.
Oggi la missione dell’Istituto è di promuovere relazioni
positive tra l’uomo, l’ambiente e gli animali, tutelare
l’habitat dei primati, promuovere attività che assicurino il
benessere degli animali, sia in natura che in cattività. Lo
stretto rapporto di interdipendenza che lega l’uomo alla natura
ci impone di costruire sempre nuovi ponti: l’impegno verso la
conoscenza e la protezione degli scimpanzé e del loro ambiente
rappresenta l’anello di collegamento tra la salvezza di una
specie e il benessere di tutti gli esseri viventi.
Jane Goodall ha dimostrato che gli scimpanzé manifestano
comportamenti ritenuti in precedenza esclusiva caratteristica
dell’uomo: possono ragionare e risolvere semplici problemi,
costruire e usare utensili, provano emozioni simili alle nostre,
hanno una complessa vita affettiva ed un certo grado di
autocoscienza.
L’Istituto si dedica alla conservazione degli scimpanzé e del
loro ambiente naturale; alla denuncia delle deplorevoli
condizioni nelle quali spesso si trovano gli scimpanzé in
cattività; all’educazione ambientale e interculturale; al
miglioramento della qualità della vita delle popolazioni locali,
ritenendo che non sia possibile proteggere gli scimpanzé senza
tenere conto delle esigenze di sviluppo di coloro che
condividono lo stesso ambiente.
I progetti dell'Istituto Jane
Goodall
I progetti dell’Istituto includono il programma umanitario e
ambientale internazionale dedicato ai giovani
"Roots & Shoots", mirato a
educare al rispetto per l’ambiente, favorire la conoscenza e la
comprensione di altre culture; il Gombe Stream Research Centre, in
Tanzania; cinque oasi faunistiche in Africa, dove trovano rifugio
gli scimpanzé sottratti al traffico illegale, e sono centri attivi
per l’educazione e la tutela ambientale; il progetto
progetto TACARE, finanziato dalla Comunità Europea, che
prevede il sostegno a 30 villaggi africani attraverso la
riforestazione, l’assistenza sanitaria di base, la pianificazione
familiare, l’assistenza alle donne e ai bambini orfani, e progetti
di microcredito. La “rete della vita” unisce uomini, animali e
ambiente, e l’attenzione prestata agli scimpanzé ci fornisce lo
strumento per migliorare l’ambiente a beneficio di tutti gli esseri
viventi, incluso l’uomo. I progetti del JGI sono rivolti all’uomo,
agli animali e all’ambiente. Nel
CENTRO DI RICERCA DEL PARCO NAZIONALE DI GOMBE, in Tanzania,
gli studi diretti da Jane Goodall continuano a fornire nuove
conoscenze sull’ecologia e sul comportamento dei primati.
Per fermare il traffico illegale di scimpanzé l’Istituto ha fondato
in cinque paesi Africani – Congo, Kenya, Tanzania, Uganda e
Sud-Africa - dei
"SANTUARI" che accolgono i piccoli di scimpanzé confiscati
ai bracconieri dalle autorità locali. I santuari, oltre a prendersi
cura degli scimpanzé che purtroppo non possono essere più
reintrodotti in natura, sono centri attivi per l’educazione e la
tutela ambientale
Il progetto internazionale di ricerca
ChimpanZoo si dedica allo studio degli scimpanzé in
cattività. ChimpanZoo coinvolge attualmente dodici zoo e centri di
recupero in varie parti del mondo con lo scopo di raccogliere dati
comportamentali per studi comparativi e l’obiettivo di migliorare le
condizioni di vita degli scimpanzé in cattività.
In Tanzania, lungo le coste del lago Tanganyika, il progetto TACARE
opera in ventisette villaggi con programmi di riforestazione,
educazione ambientale, potabilizzazione e assistenza sanitaria.”.
Roots & Shoots (R&S),
Radici e Germogli, è il programma umanitario e ambientale
internazionale dedicato ai giovani. Il JGI sa che il futuro è nelle
mani dei giovani di tutto il mondo e che essi debbano essere
motivati a identificare i loro valori e imparare a perseguirli.
L’obiettivo di
R&S è educare al rispetto per
l’ambiente, favorire la conoscenza e la comprensione di altre
culture, sostenere l’importanza dell’impegno individuale al fine di
rendere il mondo un ambiente migliore per tutti gli esseri viventi.
R&S è presente in oltre 80 paesi,
giovani di tutto il mondo sono in contatto tra loro attraverso il
programma interculturale Partnership in understanding.
Negli ultimi quindici anni, la Prof. Goodall ha viaggiato
continuamente in tutto il mondo raccogliendo fondi per i progetti
dell’Istituto e sensibilizzando l’opinione pubblica sui problemi
ambientali che l’uomo stesso ha causato al pianeta. Si e’ fatta
ambasciatrice della causa degli scimpanzé, delle altre specie
minacciate di estinzione, e del loro ambiente naturale.
Jane Goodall crede che l’uomo riuscirà a trovare una soluzione al
dissesto ambientale che lo minaccia. La speranza è riposta in
particolare nel coinvolgimento dei giovani, nella consapevolezza
dell’importanza dell’impegno individuale al fine di rendere il mondo
un ambiente migliore per tutti gli esseri viventi.
Jane Goodall ha ricevuto alti riconoscimenti accademici da molte
università, tra cui la Salisbury State University, la University of
Philadelphia, l’Università di Utrecht, l’Università di Monaco,
l’Università di Edimburgo, la Cornell University, e molte altre. E’
stata inoltre insignita di molte onorificenze tra cui il prestigioso
Premio Hubbard dalla National Geographic Society, il premio Lifetime
of Discovery dalla Discovery Channel, il William Proctor Prize for
Scientific Achievement, il Paul Getty Conservation Award, il titolo
di Comandante dell’Impero Britannico (DBE) dalla Regina Elisabetta
d’Inghilterra, l’Ordine dell’Arca d’Oro dai Paesi Bassi, il Premio
Kyoto dal Giappone, la Medaglia Kilimanjaro dalla Tanzania, il
premio Ghandi-King per la non-violenza 2001, ed è inoltre messaggero
di pace per l'ONU, medaglia d’oro dell’UNESCO, ed ha ricevuto la
legion d’onore francese.
E’ autrice di numerosi libri e articoli, ed è protagonista di
documentari e filmati. I suoi libri includono L’OMBRA DELL’UOMO, e
recentemente
LE RAGIONI DELLA SPERANZA.
Jane Goodall è una delle più importanti figure
scientifiche nel campo dell'etologia e delle attività in difesa
della natura. La sua ricerca sugli scimpanzé, iniziata nel 1960
nell’allora Riserva di Gombe in Tanzania, é considerata una pietra
miliare nello studio del comportamento animale, nonché la più lunga
ed esaustiva mai condotta su una specie in natura. Le sue scoperte
hanno formato la base per tutti gli studi futuri sui primati e
ridefinito la relazione tra l’uomo e gli animali.
Nel 1977 fonda il Jane Goodall Institute (JGI) per
sostenere le ricerche sul campo, i progetti di conservazione
concernenti gli scimpanzé e il loro ambiente. L’Istituto, inoltre, è
noto per i suoi innovativi programmi di conservazione in Africa per
le comunità locali e per il programma educativo Roots&Shoots
con 8000 gruppi in 96 Paesi.
Goodall viaggia circa 300 giorni all’anno in tutto
il mondo sensibilizzando l’opinione pubblica sui problemi ambientali
che l’uomo stesso ha causato al pianeta. Si è fatta ambasciatrice
della causa degli scimpanzé, delle altre specie minacciate di
estinzione, e del loro ambiente naturale. Jane Goodall crede che
l’uomo riuscirà a trovare una soluzione al dissesto ambientale che
lo minaccia, la speranza è riposta in particolare nella
consapevolezza dell’importanza dell’impegno individuale. Sollecita
instancabilmente la sua audience a riconoscere le proprie
responsabilità, ad adottare comportamenti eco-compatibili e
all’attivismo ambientale.
Goodall
è stata insignita di numerose onorificenze tra cui la Medaglia della
Tanzania, il Premio Hubbard della National Geographic Society, il
prestigioso Premio Kyoto del Giappone, il Principe de Asturias per
la scoperta scientifica e tecnica 2003, la Medaglia "Benjamín
Franklin", la medaglia d’oro dell’UNESCO, il premio Ghandi-King per
la non-violenza. Nell’aprile 2002 il segretario generale dell’ONU
Kofi Annan l’ha nominata “Messaggero di Pace” (vedi foto a
lato), nel 2004 il Principe Charles l’ha insignita del
titolo di Dama dell’Impero Britannico (DBE). Nel 2006 ha ricevuto
dal Primo Ministro de Villepin la Legione d’onore, la più alta
onorificenza francese.
L’ampia
lista di pubblicazioni, molte delle quali tradotte in italiano,
include due opere complete sul lavoro svolto a Gombe, In the
Shadow of Man e Through a Window, due autobiografie in
letters ed una spirituale,
Le ragioni della speranza. I tanti libri per bambini
comprendono successi quali Grub: the Bush Baby, Chimpanzees I
Love e My Life with the Chimpanzees. Il volume
Chimpanzees of Gombe: Patterns of Behavior è universalmente
riconosciuto come il più completo lavoro sugli scimpanzé e
rappresenta il culmine della carriera scientifica di Jane Goodall.
A lei sono dedicati numerosi documentari televisivi
e filmati: Jane Goodall’s Wild Chimpanzee (2002), Jane Goodall’s
return to Gombe, Jane Goodall’s State of the Great Ape, When Animals
Talk, e Jane Goodall’s Heroes.
.
Incoraggiata dalla madre Vanne, l’attrazione di Jane Goodall per
gli animali cominciò in età molto giovane. Fin da piccola lesse
avidamente libri sugli animali, sognando di vivere come Tarzan e
Dr. Dolittle, osservando e descrivendo gli animali con cui
viveva.
Da ragazza la sua passione cresceva. E quando un’amica intima la
invitò ad andare in Kenya nel 1957, Jane accettò prontamente.
Pochi mesi dopo il suo arrivo incontrò il famoso antropologo e
paleontologo Dr. Louis Leakey. Uno degli interessi di Leakey fu
studiare gli scimpanzé in natura in modo da prendere visione del
percorso evolutivo dell’uomo. La pazienza e il persistente
desiderio di Jane di comprendere gli animali incitò Leakey a
scegliere lei per i suoi studi pionieristici. Egli ritenne che
una mente libera da influenze accademiche potesse fornire delle
nuove prospettive. Era intenzione di Leakey che le ricerche di
Jane fossero a lungo termine, anche se in molti erano convinti
che lei non avrebbe resistito più di tre settimane.
Nell’estate del 1960, una giovane donna Inglese arrivò
sulle sponde del lago Tanganyika in Tanzania, Africa Orientale.
Anche se fino ad allora nessuna donna aveva osato entrare nel
territorio selvaggio delle foreste Africane, andarci significò
il compimento del sogno dell’ infanzia di Jane Goodall!
Nel 1965, Jane Goodall si laureò in etologia all’Università di
Cambridge. Poco dopo, ritornò in Tanzania per continuare le
ricerche e istituire il Gombe Stream Research Centre. Le sue
importanti scoperte scientifiche formarono la base per tutti gli
studi futuri sui primati. Una delle numerose osservazioni che
stupirono il mondo fu che gli scimpanzé costruiscono e usano
strumenti. Infatti, a quel tempo, era ritenuto che tale
comportamento fosse solo una prerogativa dell’uomo. Attraverso
gli anni i suoi studi rivelarono molte somiglianze
impressionanti tra l’uomo e gli scimpanzé.
Nel 1977, Jane fondò il
Jane Goodall
Institute per sostenere le ricerche sul campo, i progetti di
conservazione concernenti gli scimpanzé e il loro ambiente, ed i
progetti di educazione ambientale e interculturale. Il Jane
Goodall Institute è una organizzazione non–profit internazionale
con uffici in 21 paesi del mondo: Austria, Australia, Belgio,
Canada, Cina, Congo, Francia, Germania, Giappone, Kenia,
Inghilterra, Italia, Olanda, Singapore, Spagna, Sud Africa,
Svizzera, Taiwan, Tanzania, Uganda, USA.
Oggi la missione dell’Istituto è di promuovere relazioni
positive tra l’uomo, l’ambiente e gli animali, tutelare
l’habitat dei primati, promuovere attività che assicurino il
benessere degli animali, sia in natura che in cattività. Lo
stretto rapporto di interdipendenza che lega l’uomo alla natura
ci impone di costruire sempre nuovi ponti: l’impegno verso la
conoscenza e la protezione degli scimpanzé e del loro ambiente
rappresenta l’anello di collegamento tra la salvezza di una
specie e il benessere di tutti gli esseri viventi.
Jane Goodall ha dimostrato che gli scimpanzé manifestano
comportamenti ritenuti in precedenza esclusiva caratteristica
dell’uomo: possono ragionare e risolvere semplici problemi,
costruire e usare utensili, provano emozioni simili alle nostre,
hanno una complessa vita affettiva ed un certo grado di
autocoscienza.
L’Istituto si dedica alla conservazione degli scimpanzé e del
loro ambiente naturale; alla denuncia delle deplorevoli
condizioni nelle quali spesso si trovano gli scimpanzé in
cattività; all’educazione ambientale e interculturale; al
miglioramento della qualità della vita delle popolazioni locali,
ritenendo che non sia possibile proteggere gli scimpanzé senza
tenere conto delle esigenze di sviluppo di coloro che
condividono lo stesso ambiente.
Incoraggiata dalla madre Vanne, l’attrazione di Jane Goodall per
gli animali cominciò in età molto giovane. Fin da piccola lesse
avidamente libri sugli animali, sognando di vivere come Tarzan e
Dr. Dolittle, osservando e descrivendo gli animali con cui
viveva.
Da ragazza la sua passione cresceva. E quando un’amica intima la
invitò ad andare in Kenya nel 1957, Jane accettò prontamente.
Pochi mesi dopo il suo arrivo incontrò il famoso antropologo e
paleontologo Dr. Louis Leakey. Uno degli interessi di Leakey fu
studiare gli scimpanzé in natura in modo da prendere visione del
percorso evolutivo dell’uomo. La pazienza e il persistente
desiderio di Jane di comprendere gli animali incitò Leakey a
scegliere lei per i suoi studi pionieristici. Egli ritenne che
una mente libera da influenze accademiche potesse fornire delle
nuove prospettive. Era intenzione di Leakey che le ricerche di
Jane fossero a lungo termine, anche se in molti erano convinti
che lei non avrebbe resistito più di tre settimane.
Nell’estate del 1960, una giovane donna Inglese arrivò
sulle sponde del lago Tanganyika in Tanzania, Africa Orientale.
Anche se fino ad allora nessuna donna aveva osato entrare nel
territorio selvaggio delle foreste Africane, andarci significò
il compimento del sogno dell’ infanzia di Jane Goodall!
Nel 1965, Jane Goodall si laureò in etologia all’Università di
Cambridge. Poco dopo, ritornò in Tanzania per continuare le
ricerche e istituire il Gombe Stream Research Centre. Le sue
importanti scoperte scientifiche formarono la base per tutti gli
studi futuri sui primati. Una delle numerose osservazioni che
stupirono il mondo fu che gli scimpanzé costruiscono e usano
strumenti. Infatti, a quel tempo, era ritenuto che tale
comportamento fosse solo una prerogativa dell’uomo. Attraverso
gli anni i suoi studi rivelarono molte somiglianze
impressionanti tra l’uomo e gli scimpanzé.
Nel 1977, Jane fondò il
Jane Goodall
Institute per sostenere le ricerche sul campo, i progetti di
conservazione concernenti gli scimpanzé e il loro ambiente, ed i
progetti di educazione ambientale e interculturale. Il Jane
Goodall Institute è una organizzazione non–profit internazionale
con uffici in 21 paesi del mondo: Austria, Australia, Belgio,
Canada, Cina, Congo, Francia, Germania, Giappone, Kenia,
Inghilterra, Italia, Olanda, Singapore, Spagna, Sud Africa,
Svizzera, Taiwan, Tanzania, Uganda, USA.
Oggi la missione dell’Istituto è di promuovere relazioni
positive tra l’uomo, l’ambiente e gli animali, tutelare
l’habitat dei primati, promuovere attività che assicurino il
benessere degli animali, sia in natura che in cattività. Lo
stretto rapporto di interdipendenza che lega l’uomo alla natura
ci impone di costruire sempre nuovi ponti: l’impegno verso la
conoscenza e la protezione degli scimpanzé e del loro ambiente
rappresenta l’anello di collegamento tra la salvezza di una
specie e il benessere di tutti gli esseri viventi.
Jane Goodall ha dimostrato che gli scimpanzé manifestano
comportamenti ritenuti in precedenza esclusiva caratteristica
dell’uomo: possono ragionare e risolvere semplici problemi,
costruire e usare utensili, provano emozioni simili alle nostre,
hanno una complessa vita affettiva ed un certo grado di
autocoscienza.
L’Istituto si dedica alla conservazione degli scimpanzé e del
loro ambiente naturale; alla denuncia delle deplorevoli
condizioni nelle quali spesso si trovano gli scimpanzé in
cattività; all’educazione ambientale e interculturale; al
miglioramento della qualità della vita delle popolazioni locali,
ritenendo che non sia possibile proteggere gli scimpanzé senza
tenere conto delle esigenze di sviluppo di coloro che
condividono lo stesso ambiente.
Incoraggiata dalla madre Vanne, l’attrazione di Jane Goodall per
gli animali cominciò in età molto giovane. Fin da piccola lesse
avidamente libri sugli animali, sognando di vivere come Tarzan e
Dr. Dolittle, osservando e descrivendo gli animali con cui
viveva.
Da ragazza la sua passione cresceva. E quando un’amica intima la
invitò ad andare in Kenya nel 1957, Jane accettò prontamente.
Pochi mesi dopo il suo arrivo incontrò il famoso antropologo e
paleontologo Dr. Louis Leakey. Uno degli interessi di Leakey fu
studiare gli scimpanzé in natura in modo da prendere visione del
percorso evolutivo dell’uomo. La pazienza e il persistente
desiderio di Jane di comprendere gli animali incitò Leakey a
scegliere lei per i suoi studi pionieristici. Egli ritenne che
una mente libera da influenze accademiche potesse fornire delle
nuove prospettive. Era intenzione di Leakey che le ricerche di
Jane fossero a lungo termine, anche se in molti erano convinti
che lei non avrebbe resistito più di tre settimane.
Nell’estate del 1960, una giovane donna Inglese arrivò
sulle sponde del lago Tanganyika in Tanzania, Africa Orientale.
Anche se fino ad allora nessuna donna aveva osato entrare nel
territorio selvaggio delle foreste Africane, andarci significò
il compimento del sogno dell’ infanzia di Jane Goodall!
Nel 1965, Jane Goodall si laureò in etologia all’Università di
Cambridge. Poco dopo, ritornò in Tanzania per continuare le
ricerche e istituire il Gombe Stream Research Centre. Le sue
importanti scoperte scientifiche formarono la base per tutti gli
studi futuri sui primati. Una delle numerose osservazioni che
stupirono il mondo fu che gli scimpanzé costruiscono e usano
strumenti. Infatti, a quel tempo, era ritenuto che tale
comportamento fosse solo una prerogativa dell’uomo. Attraverso
gli anni i suoi studi rivelarono molte somiglianze
impressionanti tra l’uomo e gli scimpanzé.
Nel 1977, Jane fondò il
Jane Goodall
Institute per sostenere le ricerche sul campo, i progetti di
conservazione concernenti gli scimpanzé e il loro ambiente, ed i
progetti di educazione ambientale e interculturale. Il Jane
Goodall Institute è una organizzazione non–profit internazionale
con uffici in 21 paesi del mondo: Austria, Australia, Belgio,
Canada, Cina, Congo, Francia, Germania, Giappone, Kenia,
Inghilterra, Italia, Olanda, Singapore, Spagna, Sud Africa,
Svizzera, Taiwan, Tanzania, Uganda, USA.
Oggi la missione dell’Istituto è di promuovere relazioni
positive tra l’uomo, l’ambiente e gli animali, tutelare
l’habitat dei primati, promuovere attività che assicurino il
benessere degli animali, sia in natura che in cattività. Lo
stretto rapporto di interdipendenza che lega l’uomo alla natura
ci impone di costruire sempre nuovi ponti: l’impegno verso la
conoscenza e la protezione degli scimpanzé e del loro ambiente
rappresenta l’anello di collegamento tra la salvezza di una
specie e il benessere di tutti gli esseri viventi.
Jane Goodall ha dimostrato che gli scimpanzé manifestano
comportamenti ritenuti in precedenza esclusiva caratteristica
dell’uomo: possono ragionare e risolvere semplici problemi,
costruire e usare utensili, provano emozioni simili alle nostre,
hanno una complessa vita affettiva ed un certo grado di
autocoscienza.
L’Istituto si dedica alla conservazione degli scimpanzé e del
loro ambiente naturale; alla denuncia delle deplorevoli
condizioni nelle quali spesso si trovano gli scimpanzé in
cattività; all’educazione ambientale e interculturale; al
miglioramento della qualità della vita delle popolazioni locali,
ritenendo che non sia possibile proteggere gli scimpanzé senza
tenere conto delle esigenze di sviluppo di coloro che
condividono lo stesso ambiente.
“How should we relate to beings who look
into mirrors and see themselves as individuals,
who mourn companions and may die of grief,
who have a consciousness of 'self’?”.
JANE GOODALL
SOME NEWS
Jane Goodall Grand Officer Order of Merit of the Italian
Republic. (May 2011)
In the course of 2011, the Jane Goodall Institute in Italy (JGI
Italia) is celebrating Jane Goodall who today, on the occasion
of the “International
Year of Forests”, will receive the honour of “Grand
Officer Order of Merit of the Italian Republic” from the
President of the Republic of Italy Giorgio Napolitano. Jane
Goodall has been dedicating her life to scientific knowledge and
to the protection of the environment since 1960, setting herself
as an example and guide to hundreds of thousands of scientists
and young people all over the world. It has now been fifty years
since Jane Goodall started her scientific observations in the
Gombe Forest to understand how the chimpanzee, the closest
living creature to man, lives. At present, receiving messages
from the other side of the world in real time has been made
possible and the globalisation of markets makes us long for the
greengrocer across the street with sustainable development being
looked upon as pure fiction, it appears difficult for us to
believe that in 1960 nothing was known about these animals. Jane
discovered that they live in organised societies, they have
lifelong relationships, they adopt the orphaned young, use tools
for specific purposes, respond to the “call” of the sound of
waterfalls with exhibitions of power and they fight to grant
themselves more resources. This behaviour rings a bell, in fact
man is its natural cousin.
Jane Goodall has become a living symbol who travels all over the
world to explain, especially to young people, how things stand
and how we can and must change, to really elevate ourselves to
becoming a sensible species, to become the most notable and
gifted one. During her conferences she never misses the chance
to communicate the need of living responsibly and modifying our
lifestyle in order to reduce environmental exploitation.
According to Jane Goodall knowledge is the tool for change,
because only after penetrating and taking in the world and other
cultures can we reach understanding, and only after
understanding can we respect, protect and learn to live with
others. Many years of experience on the field hahe led Jane
Goodall to associate the study of chimpanzees, which nonetheless
has never been interrupted, to natural preservation. This was
quite a natural step for an exceptional woman who witnessed,
from a scientist’s point of view, the rapid and relentless
reduction of the chimpanzees’ magnificent environment and of the
communities who live on the edge of the forest which is her
field of study. Far from standing there and watching things
happen, understanding the urgency of matters, Jane decided to
commit to the conservation of biodiversity and the fulfilment of
projects dedicated to helping the local communities adopt
responsible development too.
When I met Jane Goodall in Burundi back in 1992, where I was
working as a volunteer in her Institute in Bujumbura, directed
by the Australian veterinarian Susanne Abilgaard, what struck me
most was her tenacity. The police used to bring chimpanzees and
gorillas confiscated from dealers who stole the cubs from their
natural destiny by killing the rest of their family so as to
sell them as pets, show or laboratory animals or as bush meat.
In ’92 Jane Goodall was already famous for her discoveries and
already an icon of National Geographic. She teaches us that
every one of the beings she has studied has a different
character and capabilities which render them unique. Goodall was
already in the university zoology books that inspired me so much
at the time and universally recognised for having definitely
erased the clear borderline which separated man from the other
animals.
With these accomplishments Jane Goodall could have easily and
comfortably awaited interviews and honours in the magical Park
of Gombe in Tanzania or in her house in England surrounded by
her birches, instead she was there with volunteers such as
myself to set up divulgating exhibitions and presentations for
the parks’ nearby village schools or rehabilitation centres in
countries such as Tanzania, Burundi or Uganda and kept telling
us just how important our awareness project was, even if we were
to succeed in convincing just one student of the need to protect
the environment, because that single person would have made the
difference and sooner or later we would manage to stop
environmental degradation for a different world that someday
will have to be changed and that someone must do it and do it
quickly too. In the world’s remotest museum, the Tanzanian one
of Ujiji near Lake Tanganica dedicated to the encounter between
Livingston and Stanley that occurred there, Jane Goodall and we
volunteers by her side were preparing for an exhibition on the
chimpanzees to help the local population learn what was about to
disappear just a few feet away from them. It was 1993 and Jane
Goodall, tenacious and tireless as she was in observing
chimpanzees in the forest following them for hours on end
creeping in the underbrush, had embraced the young empowerment
cause, for the environmental awareness and civic
responsibilities: they are the ones who are going to live in
this world and are going to find it disembowelled and fetid,
they are the first to grasp the message, they are the ones who
can change things. It is to them that we must speak, we must
patiently stir. Having had Jane Goodall as an example has been
an exceptional opportunity. Example, using the words of the
great German Doctor Albert Schweitzer, is not the best way to
educate others, but the only one.
Jane Goodall’s battle for our future had already begun in 1977
with the foundation of the Institute “for Research, Education
and Conservation”, that, as it spread, (it can now be found in
26 countries around the world) set concrete projects based on
the concept that the preservation of a territory is linked to
the fate of the populations who inhabit it and that the
eco-systemic, integrated method is the right one to contrast the
disappearance of biodiversity which is caused by man. The
eco-systemic method suggests that the issues of local resource
managing, exploitable or preserved as the resources may be, may
be solved by completely involving those who live in that
determined environment: an integrated method which includes that
the preserved habitat becomes an environment which is
harmonically lived in by the population who interacts with it,
who because of this, must be solid, free from tyrannical
vileness as each depends on the other. We must know and act
responsibly.
Now that we know much more about chimpanzees and living systems
and believe unquestionably that their survival depends mostly on
us, we ask ourselves how to make people responsible also on
behalf of those who cannot defend themselves. In the chaos of
the world crisis that is dazzling Western Civilisation, but that
has always been the status quo of the weakest, we can see some
faint light, maybe because it is wise to think that before we
can surface we need to sink to the bottom although for the
weakest nothing other than the bottom has ever existed. If for
some the election of Obama, President of Afro-Muslim origins,
was just an excellent marketing operation, the Americans’ choice
of a man attentive towards social justice represented a turning
point. Moreover the rebellion of the young Arabs against
dictators, Women’s protests in Saudi Arabia for their rights and
the popular belief that the economic-centred system in which we
live will bring about our suicide and that reducing waste is
fundamental are step changes. Humanity makes us hope that one
day re-surfacing will be possible for all and we’ll live in an
advanced civilisation where the word progress will stand for
social and environmental balance. Indeed we can’t consider
civilised a world that accounts for 215 million children workers
of whom 115 million work in dangerous conditions risking
diseases and death everyday: these are children in Nairobi dumps,
beggars in Tanzania, in Cambodian mines, sex slaves in Thailand
and baby soldiers in Somalia disregarding all International laws
on Human Rights. There are many of us trying to help them, but
it isn’t enough. From the height of her experience Jane Goodall
tells us that we do well in hoping because our brain and our
untameable human spirit will make the right choices for a better
world for everyone. We of the JGL Italia are committed to this
hope when we work for the very poor community of Kigoma, for the
orphaned children and the young with no future, when we give
young Italians the tools to become confident, when we protect
animals and nature. “To achieve progress” Neuroscientist Tali
Sharot teaches us” we must be able to imagine alternative better
realities, and believe that we can create them”. To believe that
with our job we can make others’ conditions and environment
better is our ideal, and ideals are what we have to contrast
degradation, to bear sufferings and obstacles.
- Egypt for animal welfare. Daniela De Donno from Cairo. Daniela De Donno Mannini, President of the Jane Goodall
Institute-Italia
Translation Maria Selene Polli (Scuola Superiore Carlo Bo)
(Milano, 21st November 2011)
In these days of milestone changes and dreams
to fulfil, public protest is a way to plant a flag in the name
of a just cause. There is a host of political, social and
economic causes to stand up for. But there has been a protest,
hidden under the others in support of the human community well
being and growth, which deserves special attention as well,
since it refers to the principle of respect for all living
beings. The protest has turned out to be a historic moment in
the Egyptian animal rights advocacy and a howl of hope
eventually proclaimed in the name of whom us, human beings, the
most intelligent on earth, have to care for; a call for
responsibility. The protest was on April 16th, in front of the
Giza zoo. All historical Egyptian organizations fighting for the
defence of animal rights where there, all together: ESAF (Egyptian
Society for Animal Friends) with whom my Organization works to
promote environmental education and the welfare of primates,
AWAR (Animal Welfare Awareness Research), ESMA (Egyptian Society
for Mercy of Animals), SPARE (Society for the Protection of
Animals), Donkey Sanctuary, Animal Abuse in Egypt (Group
Hurghada), and a number of foreigners, including myself who was
representing the Jane Goodall Institute and felt honoured to be
part. No religion and no political faith could have divided the
coalition.
The main reason for the protest was to request better living
conditions for animals in the Egyptian zoos, the separation of
Cites from the zoo administration and management, a support to
urban animal conditions, for dogs and cats, as well as donkeys
and horses. The impulse to the protest was the death of one of
the three Orang-utans that had recently arrived, and the
pointless isolation of two chimpanzees, separated for display
reasons regardless of their natural need for socializing with
other chimpanzees. In fact, the situation at Giza zoo has not
changed since my last survey, one year ago, except for the
presence of two Orangos that I didn't see last time. I found the
compound a little cleaner.
For some of the animals conditions are particularly hard. The
two elephants are on a 80 centimeters chain all day, they cannot
turn to scratch their back if they need; this tells you
everything. Other animals are in poor condition, including the
bears, the lions, the apes while several monkeys are kept alone.
Most activities seem to aim at obtaining tips from visitors by
encouraging them to feed the animals or taking pictures to
immortalize the visitor with an animal.
When Dina Zulficar, responsible for the ESAF wildlife unit, told
me about their intention to organize a protest I was skeptical,
I thought it would have gone unnoticed among the many other
events. I was wrong. It was time to move, they had already tried
all possible ways in the past. The persons who were asking for
an improvement of the living conditions of the animals were
those who feed dogs and cats everyday in the streets, who take
stray animals to good hearted veterinaries curing for free, who
lighten donkeys’ loads, who fight violent capture of dolphins
and stop their exhausting performances for the entertainment
business. They try to create awareness among the large majority,
who approach animals only in a utilitarian way.
As a non-Egyptian I was fascinated by the peacefulness of the
protesters during the 25th January revolution. What the Egyptian
society wanted was simply to believe that an honest world is
possible, that equal distribution and social justice are
possible. And even on 16 April in front of the zoo, among these
children, men and women of all ages protesting also in the name
those who cannot talk and ask, let alone fight, I read words of
wisdom: a young women was carrying a sign “a nation can be
judged by the way it treats its animals. Ghandi”.
We have to believe our action can make a difference.
- At last Cozy returns to Africa: his life has seen only
neglect and exploitation but now Cozy the chimpanzee is being
moved to a Jane Goodall Institute oasis in South Africa. (August 2006)