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L’Impronta Ecologica nasce nel 1990 da Mathis
Wackernagel e William Rees della University of British Columbia.
Si tratta di uno strumento di misurazione dell’impatto che
l’attività di uomini, città, aziende, nazioni ha sull’ambiente,
sulle risorse non rinnovabili, su quelle rinnovabili e sulla
naturale capacità di rigenerazione del Pianeta.
In senso lato l’Impronta Ecologica misura
quanto territorio biologicamente produttivo (foreste, mari,
terreno agricolo o edificabile, pascoli, fiumi, ecc) è
necessario ad una popolazione o a un individuo per vivere e
produrre ciò che consuma e quanto ne serve a livello planetario
per assorbire i residui di queste attività (es. emissioni
gassose, inquinamento, ecc).
Dagli anni ’70, l’umanità è in costante
crescita, così come è in aumento la domanda annuale di risorse
rispetto a quanto la Terra riesce a fornire o a rigenerare ogni
anno.
Le conseguenze sul benessere dell’uomo del
consumo delle risorse anche non rinnovabili sono profondamente
sottostimate e, per questo, affrontate inadeguatamente.
Attuamente si calcola che il nostro Pianeta
impiega un anno e sei mesi per rigenerare naturalmente quello
che l’intera popolazione umana consuma in un anno.
Trasformare le risorse in rifiuti più
velocemente di quanto i rifiuti non riescano a loro volta a
trasformarsi in risorse condurrà alla riduzione e
all’esaurimento di ciò da cui dipende la vita umana e la
biodiversità.
Conoscere la nostra Impronta Ecologica, cioè
il nostro “peso” sul pianeta, può aiutarci a valutare qual è il
grado di pressione che esercitiamo ogni giorno e a gestire in
maniera più saggia ed equilibrata le risorse disponibili,
attraverso azioni individuali e collettive mirate a raggiungere
il benessere comune.
Senza questa consapevolezza, e mantenendo un
ritmo di crescita e consumo invariato, si stima che entro il
2030, avremo bisogno di due pianeti Terra per soddisfare i
nostri consumi, ma è ovvio che ne abbiamo solo uno.
In base ai dati del 2005, l’Impronta
Ecologica dell’Italia è di 4,2 ettari globali pro capite con una
capacità di rigenerazione di 1,1 ettaro globale pro capite. Il
suo deficit ecologico è dunque di 3,1 ettari globali pro capite
ed è in coda rispetto agli altri paesi europei. Va da sé che
anche il nostro Paese deve avviarsi verso un percorso di
sostenibilità attuando politiche integrate di sviluppo e
salvaguardia ambientale, in modo da preservare le risorse e dare
risalto al suo patrimonio.
Nel 2003 Mathis Wackernagel e altri hanno
fondato il
Global Footprint Network, che si
propone di migliorare la misura dell'impronta ecologica e di
conferirle un'importanza
analoga a quella del prodotto interno
lordo. Qui potete calcolare la vostra
Impronta Ecologica utilizzando un semplice strumento
interattivo, di sicura efficacia perché tiene conto dei dati
statistici Italiani ed è in continua evoluzione sugli stessi. Una volta cliccato sul link selezionare il
paese ITALIA ed inziare il proprio calcolo.
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